• Beni etno-antropologici,  Canti popolari di tradizione orale,  Cultura orale

    Le tre registrazioni dei canti politici montecalvesi

    Angelo Siciliano

    Famiglia Cristino

    I “pezzi” politici registrati in totale sono una ventina e va detto che rappresentano un mondo, quello di Montecalvo della seconda metà del Novecento, che, nell’attuale panorama mediatico e globalizzato, non esiste più. Un mondo in cui, sino agli anni Sessanta del Novecento, quando ancora non era sparita la civiltà contadina, la lotta politica in paese era spesso molto aspra. Si tratta di canti che si possono annoverare nel genere delle “canzóni cacciati”, canti pettegoli inventati sul conto di alcuni compaesani per questioni di amore o di corna. Non si sa com’era nell’Ottocento e nei secoli precedenti ma, nel Novecento, una caratteristica dell’ambiente paesano era quella di creare tali canti, veri e propri gossip, talvolta pretestuosi, altre volte addirittura per fatti inesistenti, e si tramandavano per decenni durante i lavori nei campi. E va detto che le persone, fatte oggetto di questo tipo di dileggio o ignominia, non potevano di certo andarne orgogliose. Si racconta che, anche tra i loro discendenti, persiste ancora qualche senso di rabbia o di vergogna repressa.

    La gente del paese, come per tutti i paesi d’Italia, si distingueva in classi sociali: prima venivano i borghesi, detti signori, di solito benestanti, perché proprietari di terre e palazzi, poi i piccoli borghesi, rappresentati dal ceto impiegatizio, e dopo i bottegai, gli artigiani, i massari, i contadini e i braccianti.

    Come nobili vi erano stati i Pignatelli, duchi di Montecalvo, ed erano andati via dopo la morte nel Palazzo ducale del capofamiglia, il duca Giuseppe Pignatelli, avvenuta nel 1917, e la vendita dei loro beni, anche per via giudiziaria, avvenuta nel 1922, anno dell’avvento del fascismo in Italia (Cfr. il mio art. “Maria Pignatelli di Montecalvo, la fede compagna di una vita”, uscito sul Corriere di Avellino il 4.09.2011).

    Con la scelta di questi canti ritengo d’aver assolto alla “Par condicio”, sia a riguardo dei partiti politici, comunista, socialista e democristiano, che per le classi sociali rappresentate, borghese e contadina.

    I tre canti attengono alla seconda metà del Novecento, mentre il libro di Mario Aucelli si chiude col 1946, anno cui si riferisce “Il canto comunista del 1946” di Felice Cristino (1921-2010), contadino, soprannome Pannucciéddru, che registrai nel 1996. Trattasi di un canto politico, pettegolo e dispettoso, come era d’uso in paese sino agli anni Settanta del Novecento, contro i fascisti, la monarchia, i signori, la guerra e i democristiani.

    Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, la lotta politica a Montecalvo era molto forte e, sino al 1960, il paese era una delle roccaforti rosse dell’Irpinia. Durante i comizi, sempre affollati di paesani, gli oratori arringavano la folla dal palco o dal balcone con assordanti altoparlanti, sparlando dell’avversario politico e arrivando talvolta alle ingiurie e alle offese personali. Quando due parenti, anche stretti, militavano in opposti schieramenti, i panni sporchi di famiglia spesso erano lavati in piazza. A volte era talmente aspra la lotta politica paesana, che gli esiti degli eventi politici nazionali passavano in secondo piano.

    Durante le campagne elettorali, i comunisti allestivano il palco nello slargo di via Nicola Pappano, mentre i democristiani tenevano i comizi dal balcone di uno dei palazzi che affacciano su Piazza Monumento. Talvolta, alcune manifestazioni politiche si svolgevano nel palazzo dell’ECA, Ente Comunale Assistenza, costruito durante il fascismo, sul sito del convento di Santa Caterina d’Alessandria, abbattuto dopo il disastroso terremoto del 1930, che era nell’omonima via, detta pure via della Piazza di Sotto. L’edificio dell’ECA, destinato per anni a sala cinematografica, fu spianato dopo il terremoto del 1962 e sul suo sito fu allestito un grosso prefabbricato, adibito per anni ad ufficio della Posta e Telegrafo. Attualmente ne resta solo un’ampia e anonima spianata.

    Terrachjàna, Pannucciéllu, più arcaicamente Pannucciéddru, l’Acciprèviti e Lu Prèviti spugliàtu sono soprannomi montecalvesi citati nel canto. È menzionato qualche esponente democristiano come Carlo Caccese e Antonio Lazazzera. Nu uaglióne di trent’anni è Ciccio Panzone, maestro socialista, sindaco in carica dal 1952 al 1960 e succeduto a Pietro Cristino, farmacista socialista, antifascista e primo sindaco democratico di Montecalvo, eletto nel 1946 con la lista frontista della Spiga di grano, per la quale erano alleati PCI e PSI.

    Nel testo si fa riferimento pure al 2 giugno 1946, data in cui si andò alle urne per il Referendum Istituzionale. Gli italiani furono chiamati a scegliere tra la Monarchia e la Repubblica. E votarono in larga maggioranza per la seconda.

    Negli anni, il trasformismo portava alcuni rossi a diventare democristiani e di alcuni di loro così si sparlava: “Si l’hannu magnàti li maccarùni!”, cioè si erano venduti per un pacco di pasta, che la DC e la Chiesa distribuivano come aiuti agli indigenti, per conto dell’ONARMO-POA, Pontificia Opera Assistenza.

    Il primo sindaco democristiano fu Marcello De Cillis, eletto nel 1960 per soli quattro voti in più, rispetto alla lista avversaria.

    Il canto comunista del 1989 è cantato dall’autore del testo, l’esponente comunista Fedele Schiavone (1932-2001), di origine contadina, soprannominato Krusciov, e lo registrai nel 1990.

    È una parodia di quello del 1946, sia come melodia che come canto politico a dispetto, ma in esso vi è un aggiornamento dei fatti e delle persone, perché ci si avvia alla fine del secolo e sono passati più di 40 anni rispetto alla versione originale. Sono menzionati diversi esponenti democristiani locali, battuti alle elezioni da Felice Aucelli, sindaco di sinistra in carica dal 1982 al 1993.

    La terza registrazione, con alcuni canti e filastrocche democristiani in sequenza, contiene testi inventati e cantati da Angela Pisani in Cavalletti (San Martino Valle Caudina, 1915 – Montecalvo, 2005), che registrai nel 1990. Si tratta di canti parodistici contro i comunisti, sull’aria di alcuni canti popolari, stornelli e canzonette. Vi è anche un Inno a De Gasperi.

    I soprannomi Sciaré, Sciacò, ‘Ndijalèttu, Ciappètta, ‘Samuèla e Furciniéddru, e i nomi di Antonio Lazazzera, Carlo Caccese, Frattolillo, mastro Paolo, Antonio di Colomba, donna Chilina, donna Stifina, donna Raffaela Chiancone, signora Parrella e Pasqualina Samuela sono citati in questi testi.

    Quel che accomuna il contenuto di queste tre registrazioni è lo sfottò dell’avversario, la fiducia nella vittoria del proprio partito e una certa dose di autoironia. Infatti, tutti e tre i cantatori si autocitano compiaciuti, un po’ per il proprio ardire nei confronti degli avversari e un po’, forse, per non farsi prendere troppo sul serio.

  • Cultura,  Il nostro passato

    Maria dei Duchi Pignatelli di Montecalvo

    Angelo Siciliano

    [Edito 24/08/2011] Maria dei Duchi Pignatelli di Montecalvo diventò Madre Maria Angelica di Gesù. Fu Priora del Carmelo a Vetralla (Vt) e il libro, Il canto della speranza, di Sr. Maria Sabina dell’Eucarestia, O. Carm., ne racconta la vita e l’opera . Dei Duchi Pignatelli di Montecalvo Irpino, forse, la giovane generazione del paese non sa granché. Complice la fine della tradizione dei cunti, narrati dagli anziani ai bambini attorno al focolare, la memoria collettiva si è talmente immiserita da potersi considerare ormai perduta. Al castello di Montecalvo arrivava verso la metà di luglio del 1132, proveniente dalla Puglia, dove aveva sottomesso i baroni in rivolta, Ruggero II il normanno, re di Sicilia, Calabria e Puglia, deciso ad affrontare, col proprio esercito, i suoi nemici in territorio beneventano: il cognato Rainulfo d’Alife e Roberto II, principe di Capua. Nel 1496 si accampava attorno ad esso il re di Francia Carlo VIII per affrontare, in quella che si sarebbe chiamata “La battaglia di Montecalvo”, Ferdinando II d’Aragona, re di Napoli, nella sottostante Valle del Miscano tra Casalbore e Montecalvo. Ora, sul castello restaurato del paese, che verso il 1450 era stato anche dimora del duca Francesco Sforza prima di trasferirsi a Milano, è stato ricostruito, dopo i danni provocati dal grave terremoto del 1962 e l’abbandono e gli abbattimenti dopo quello del 1980, il Palazzo ducale, che fu la dimora dei Pignatelli fino al 1922. E i Pignatelli versavano in grave situazione finanziaria quando il capofamiglia, il duca Carlo Pignatelli, moriva a Montecalvo nel 1917 a seguito di polmonite.

  • Approfondimenti,  Cultura,  Persone

    Una Pignatelli di Montecalvo tra la nobiltà russa e la vita monastica
    La straordinaria vicenda di Madre Maria Angelica, figlia dei Duchi Pignatelli

    [Edito 20/12/2012] Si scoprono a volte, nei luoghi più marginali, delle storie apparentemente minori, che invece si intrecciano con grandi eventi e con personaggi illustri. È proprio questo il caso di madre Maria Angelica di Gesù, carmelitana del monastero di Vetralla (Viterbo), napoletana di nascita ma nipote diretta, per via di mamma, del primo ministro dell’ultimo zar di Russia, Nicola II.

    Nata nel 1900, ha potuto conoscere da vicino, nei suoi soggiorni nel castello di Batumi, nel Caucaso, gli agi dell’aristocrazia russa prerivoluzionaria, ma ha anche portato nella storia di famiglia la memoria della violenza che le ha ucciso il nonno materno Giovanni Fesènko e i suoi familiari. E una volta divenuta monaca carmelitana (per vari periodi è stata anche priora del monastero di Vetralla), ha avuto familiarità del tutto particolare con il cardinale Domenico Tardini e, attraverso di lui, con papa Pio XII e papa Giovanni XXIII. Inoltre i cardinali Antonio Samorè e Achille Silvestrini, che si sono sentiti eredi della premura generosa di Tardini, hanno avuto con lei particolare familiarità e ne hanno apprezzato la spiritualità intensa e la raffinatezza del tratto e del linguaggio.
    Di madre Maria Angelica di Gesù ricorre il 19 dicembre il venticinquesimo anniversario della morte, avvenuta nel 1987 in un limpido mattino di sabato, mentre le sue sorelle le cantavano il Tota pulchra es, Maria, per un ultimo gesto di fraternità.
    Ripercorrere le vicende della vita vuol dire passare di sorpresa in sorpresa: dall’infanzia a Napoli, nel castello avito dei duchi di Montecalvo (cui suo padre Carlo Pignatelli apparteneva), ai prolungati soggiorni estivi in Russia, ai tre anni di formazione aristocratica tipicamente francese presso il romano Collegio del Sacro Cuore di Trinità dei Monti, particolarmente apprezzato dalla Santa Sede, fino all’ingresso nel Carmelo della Santa Croce di Lucca a Napoli. In tutto si scopre in filigrana un ricamo spirituale intenso e segreto.

  • ASPETTI ANTROPOLOGICI CULTURALI,  Beni,  Beni culturali,  Cultura,  San Pompilio

    La statua di Mamma Bella dell’Abbondanza torna alla luce

    [Edito 20/02/2011] Il 16 marzo 2001 a Montecalvo Irpino, durante i lavori per il restauro della casa natale di San Pompilio Maria Pirrotti unico santo dell’ordine degli Scolopi, fondato da San Giuseppe Calasanzio, in un locale murato, venne alla luce una statua raffigurante la Madonna con Bambino, una statua raffigurante san Lorenzo, la testa e le mani appartenenti ad un manichino perduto, raffigurante la Madonna addolorata. I tre manufatti lignei all’atto del ritrovamento, si presentavano in pessimo stato di conservazione, dovuto ad un avanzato deterioramento strutturale, causato sia da un attacco massiccio di insetti silofagi, sia da un alta percentuale di umidità. L’alta percentuale di umidità, la polverizzazione della struttura lignea, la decisione e la perdita della preparazione a gesso, e di conseguenza della policromia, avevano compromesso gravemente le opere. Il degrado sia dell’assenza legnosa che della policromia ha richiesto un intervento di restauro complesso e mirato, teso non solo al recupero della struttura lignea, ma anche delle fasi cromatiche. Le opere con molta probabilità, già molto compromesse. Furono occultate nel sottoscala di casa Pirrotti, dopo il terremoto del 28 agosto 1930, mossi dall’intento di non distruggere perché opere sacre, ma non più in grado di essere messe in culto di venerazione. La madonna in posizione incidente, stringe al petto con la mano sinistra il Bambino che è dolcemente adagiato sullo stesso braccio. La mano destra, dalle dita affusolate, mostra pudicamente il seno. Un mantello azzurro, con pieghe morbide ad andamento verticale nella parte anteriore, avvolge il corpo della Vergine ed è sostenuto dalla mano sinistra che avvolge il bambino. Il volume delle vesti e del mantello sono l’elemento connotante della cronologia dell’opera e della cultura sottesa alla produzione del manufatto. L’opera per punto di stile può essere collocata nell’ultimo ventennio del secolo XVI ed il primo decennio del secolo successivo, periodo in cui gli stilemi ed i canoni della cultura tardo manieristica sono ormai patrimonio comune degli artisti e delle botteghe napoletane, ed hanno ormai assimilato la lezione del Concilio tridentino in materia di opere devozionali.

    La Sacra Icona è stata inserita in una teca di cristallo stratificato, strutturata in modo da offrire una effettiva tenuta attraverso l’utilizzo del gel di silice per la stabilizzazione passiva dell’umidità relativa, e collocata all’interno della Cappella Carafa di Montecalvo irpino, splendido esempio di architettura rinascimentale restaurato sotto la direzione di che scrive, e, posta in culto di venerazione. [Nativo]

    Redazione

     

  • Comunicato stampa,  Cronaca,  Eventi

    Tutto pronto per “Un giorno insieme”

    Don Luigi Merola,

    [Edito 28/05/2011] L’Amministrazione Comunale di Montecalvo Irpino informa che l’1 giugno 2011 si terrà la manifestazione “Un giorno Insieme”, evento organizzato con la collaborazione dell’Istituto Comprensivo Pirrotti di Montecalvo Irpino nell’ambito dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Il programma prevede alle ore 9,30 un corteo degli alunni del detto istituto, che da Via Roma raggiungeranno il piazzale antistante l’Oasi Maria Immacolata. Durante il percorso faranno tappa dinanzi al Monumento Ai Caduti sito in Piazza Vittoria per un breve omaggio a nostri militi morti e dispersi in guerra. Giunti nel piazzale antistante l’Oasi Maria Immacolata, gentilmente messo a disposizione dalla Comunità dei Frati di S.Antonio,l’evento prevede il saluto del Sindaco di Montecalvo Irpino, Dott. Carlo Pizzillo, del Dirigente Scolastico, Prof. Sebastiano Muscillo, del Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, Prof. Diego Bouché, del Provveditore agli Studi di Avellino, Dott.ssa Rosa Grano.

    Al termine dei saluti, il Cav. G.B.M. Cavalletti brevemente presenterà la sua ultima fatica letteraria dal titolo: “C’eravamo anche noi: l’unità d’Italia in Irpinia e dintorni”. A seguire l’intervento di Don Luigi Merola, il prete che da anni lotta contro la criminalità organizzata campana, il quale affronterà il delicato tema della legalità. Al termine del suo intervento, Don Merola consegnerà una copia della Costituzione italiana ai Montecalvesi che nell’anno 2011 conseguono la maggiore età. La manifestazione sarà scandita da brani musicali curati dalla Fanfara dei Vigili del Fuoco della Provincia di Napoli. [Nativo]

    Redazione

    [Crediti│Testo: irpinianews.it/]

  • Cultura,  Poesia

    Vita di Bestie

    Antonio Stiscia

    [Edito 10/09/2010]
    Tra chi era più forte o avesse più testa
    L’accordo,come sempre,non fu trovato
    Ognuno pensava di essere er mejo der creato

    Allora,il re leone,furbo come sempre
    Propose agli animali di scegliersi un Presidente
    Ognuno presentò il suo bel candidato
    Alto,magro,grasso,con il pelo o rasato

    La campagna elettorale non aveva conclusione
    Ognuno era convinto di essere il campione
    Si alzò di scatto,allora,un vecchio saggio serpente
    Proponendo di eleggere il Porco a unico Presidente

    Il porco disse lui,è il migliore in assoluto
    Perché campa poco e da morto è anche più amato
    E poi è l’unica soluzione quando non c’è unico scopo
    Scegliere a comandare chi ha da viver poco

  • Chiese,  Comunicato stampa,  Cronaca

    Ultimati i lavori di ristrutturazione della chiesa cimiteriale

    [1]“Care concittadine, cari concittadini, con profonda emozione e senso di responsabilità comunichiamo che sono stati ultimati i lavori di ristrutturazione della Chiesa Cimiteriale.
    Dopo oltre 60 anni di abbandono, di silenzio e di incuria, restituiamo alla nostra comunità un luogo sacro, di memoria e di identità. Un luogo che custodisce la storia delle nostre famiglie, il ricordo dei nostri cari, le radici del nostro paese.
    L’intervento, atteso da decenni, ha riguardato il completo consolidamento strutturale, il rifacimento della copertura, il restauro degli interni, degli intonaci e degli arredi sacri, nel pieno rispetto del valore storico e spirituale dell’edificio.
    Non è stato solo un cantiere edile. È stato un atto di rispetto verso chi non c’è più e di amore verso chi verrà. Ristrutturare la Chiesa del Cimitero significa ridare dignità alla memoria, decoro al dolore e un luogo degno di raccoglimento e preghiera a tutti noi.
    Un ringraziamento va agli Uffici Comunali, al Direttore dei Lavori, alla ditta esecutrice, alla Soprintendenza, a Don Giancarlo Scrocco per la vicinanza, e tutti coloro che con pazienza hanno compreso l’importanza di questo intervento.
    La Chiesa sarà ufficialmente riaperta e benedetta il giorno 01 Novembre alle ore 16.00
    Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare. Con l’occasione, il Cimitero tornerà ad avere il suo cuore spirituale.
    Il Sindaco e l’Amministrazione Comunale”

    Redazione

    [1]Nota dell'Amministrazione Comunale di Montecalvo Irpino
    [Crediti│Foto:Facebook: Montecalvo Irpino - Comune Europeo ]

  • Cronaca

    Un defibrillatore per la vita

    [Edito 31/12/2010]  Stamane alle ore 11.00 presso gli uffici della Pubblica Assistenza Vita di Montecalvo Irpino, con una semplice e amichevole cerimonia, il Presidente del Rotary Club di Siziano, Ing. Felice Iorillo, ha fatto dono di un defibrillatore alla P.A. Vita di Montecalvo Irpino, dono del Club Rotary di Siziano che lui presiede.  Presenti alla cerimonia il Sindaco di Montecalvo Irpino Dott. Carlo Pizzillo, nella veste anche di medico e cardiologo, il Presidente della P.A. Vita Montecalvo Irpino Sig. Iorio Giovanni, il Comandante la Stazione Carabinieri di Montecalvo Irpino, M.llo Vernucci Vincenzo, il Tesoriere della P.A. Vita Sig. D’Addona Armando e il consigliere comunale delegato Sig. Aramini Franco. Ha introdotto l’evento il Vice Presidente della P.A. Vita Montecalvo Sig. Lo Casale Tarquinio, responsabile del servizio 118, che ha sottolineato l’importanza di tali presidi salvavita, l’importanza e la necessità del servizio 118, l’impegno dei tanti volontari delle 2 postazioni, aggiungendo un sentito e doveroso ringraziamento ai soci del Rotary di Siziano. il Sindaco Pizzillo loda le attività dei volontari e l’importanza del servizio svolto anche per i vicini comuni. Il Presidente Iorillo del Club Rotary di Siziano consegna a mano dei volontari del 118 l’importante presidio con l’augurio che serva poco e con la speranza che se dovesse servire possa risolvere il problema. [Nativo]

    Redazione

    [Crediti│Foto: Franco D' Addona]

  • Ricorrenze religiose,  San Pompilio

    Peregrinatio “Pompiliana”

    [Edito 04/08/2010] Carissimi,con gioia vi presento il programma del novenario itinerante con la statua dì San Pompilio e della Terza traslazione a Montecalvo del Sacro Corpo del nostro Santo.
    Dai 3 all’ 11 agosto ci prepareremo ad accogliere il Corpo di San Pompilio, celebrando l’Eucaristia in alcuni luoghi simbolo della nostra comunità, come la Chiesa Madre, l’Area Sacra della chiesa dell’Abbondanza, il cimitero, le chiesa del Carmine, di S. Antonìo, della Regina della Pace e di San Nicola in Corsano. Faremo celebrazioni nei luoghi d’ingresso del nostro paese, come Contrada Cesine e Contrada S. Andrea. Infine visiteremo due comunità extraparrocchiali come la Comunità di Tressanti e dei Cervo. Dal 13 aI 21 agosto, poi accoglieremo in mezzo a noi le insigni Reliquie di San Pompilio Maria Pirrotti. Già nel 1966 e nel 2000 l’Urna con i resti mortali del nostro santo sono state traslate in Montecalvo.

    Ora in occasione dei Giubileo Pompiliano ritornano a casa, nel luogo dove trecento anni fa, quel corpo ha iniziato a formarsi e dove, grazie al battesimo, è stato rigenerato a “vita nuova”. Saranno giorni di grazia e di benedizioni per la nostra Comunità. In particolare, l’accoglienza della Sacre Ossa rinnoverà il nostro impegno ad “aspirare sempre alla santità”. Vi chiedo, quindi, di fare il possibile per essere presenti a tutti gli eventi che sono in programma, considerato che, trattandosi di eventi epocali, saranno unici e irripetibili e per questo si richiede il sacrificio di tralasciare cose e appuntamenti che possono essere vissuti in altri momenti dell’anno. Con letizia, come vostro parroco, invoco su di voi tutti lo benedizione del cielo, certi dell’accompagnamento di Mamma Bella dell’Abbondanza, nostra celeste Regina. [Nativo]

    Don Teodoro Rapuono

  • ASPETTI ANTROPOLOGICI CULTURALI,  Cultura e tradizione,  Cultura orale,  Cultura rurale

    Le Janare (Le streghe) di Montecalvo

    Antonio Stiscia

    Programma RAI – Utile Futile – Anni Novanta del Novecento

    [Edito 03/06/2010] Le Janare di Montecalvo non possono essere considerate streghe nel termine malefico del significato ,perché la loro condizione era connessa alla data di nascita,solitamente la notte a cavallo tra il 24 e il 25 Dicembre,notte del Santo Natale. E’ anche vero che le figlie delle Janare venivano istruite dalle madri alle arti magiche e affidate alle cure del maligno, con il quale si riunivano in frenetici balli (Sabba) ai piedi del Noce di Benevento.