• San Pompilio

    San Pompilio – L’atto di battesimo

    “La chiesa parrocchiale di San Bartolomeo, nella cui giurisdizione ricadeva Casa Pirrotti, era stata distrutta a causa della peste del 1656 che aveva provocato anche la morte dell’ultimo parroco, Giovan Leonardo Bozzuti, antenato di Orsola.
    Da allora, per ordine dell’arcivescovo Foppa, le funzioni parrocchiali di San Bartolomeo si svolgevano nella chiesa collegiata.
    Ecco perché i figli del dottor Pirrotti erano stati battezzati nella chiesa di Santa Maria.
    Domenico il 30 settembre del 1710, all’indomani della nascita […]”

    [Bibliografia di riferimento]
    [G.B.M. Cavalletti –  1726 – 2026 – San Pompilio Maria Pirrotti Trecentesimo Anniversario della “fuga. Inedito]
    [Crediti│Foto: G.B.M. Cavalletti ]

  • Persone

    Roberto Patrevita

    Mario Aucelli

    Nato a Casalbore il 22 settembre 1951. Sposato a Montecalvo con il medico, dottoressa Maria Luisa Castiello. Vive a Montecalvo. Già funzionario direttivo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali nella Sovrintendenza per i beni Archeologici delle province di Salerno, Avellino, Benevento, con sede in Ariano Irpino – Museo Archeologico a Palazzo Anzani. Dopo il diploma di Maturità d’Arte Applicata dell’Istituto d’Arte, sezione di ceramica di Salerno, ha conseguito, presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, il Diploma in Scenografia – Laurea in Alta Formazione e Specializzazione Artistica e Musicale. Ha l’abilitazione all’insegnamento. Presidente dell’Archeoclub d’Italia, sede di Casalbore. Componente del Gruppo di Ricerca Archeologica convenzionato con la Società Cooperativa Cultura e Ambiente di Salerno. Fa parte del Programma di ricerca universitaria dell’Istituto Orientale di Napoli – Dipartimento di Studi del Mondo Classico e del Mediterrane Antico – Programma di ricerca sugli insediamenti antichi nelle Valli Caudina, Telesina e del Medio Sabato. Vincitore di concorso in Restauro per le opere manufatti ceramici e vitrei. Assegnato alla Sovrintendenza Napoli e poi a quella di Salerno. Coordinatore dell’Ufficio Teatro Romano di Benevento e dell’Alta Irpinia. Responsabile dell’Ufficio Archeologico della sede di Ariano Irpino e del comprensorio delle Valli dell’Ufita del Miscano. Componente del Gruppo Studio sulle Tracce di Traiano – Progetto di recupero e valorizzazion della via Traiana, promosso dal Comune di Benevento – Palazzo Mosti. Ha partecipato, presso l’Istituto Centrale per il Restauro di Roma, al Corso in Conservazione e restauro dei dipinti murali e degli stucchi. Fa parte del Gruppo di Studio Cultura e Ambiente – La Valle del Miscano. È stato designato Consulente del Servizio Prevenzione e Protezione nel Progetto Centro regionale Multimediale per la valorizzazione delle risorse territoriali. Ha eseguito restauri, ricognizioni topografiche, rilievi grafici e fotografici, scavi e recuperi, ha redatto relazioni, allestito mostre, schede di catalogo, pubblicazioni e proposte di vincolo, lavorando singolarmente e in gruppo. Autore di decine di pubblicazioni e articoli.

    [Bibliografia di riferimento]
    [Mario Aucelli –  La memoria restituita – La mente. Irpinia Libri, Av, 2026]
    [Crediti│Foto: Franco D'Addona ]

  • Fascismo,  Persone

    Chi era Gustavo Console

    Mario Aucelli

    Chi era Gustavo Console

    Si è sempre sostenuto che l’avvocato Gustavo Console fosse di origini montecalvesi. All’’anagrafe del comune irpino non esiste documentazione in merito. I genitori erano certamente nati e residenti da noi.
    Negli atti dell’anagrafe risulta nato a Montecalvo Irpino nel 1872 Antonio Nicola Maria Console (fratello di Gustavo), figlio di Gregorio e di Raffaela La Vigna. Gregorio era cancelliere presso la Pretura mandamentale di Montecalvo (da cui dipendevano anche Casalbore e Montemalo, denominato, poi, con Decreto n.936 di Vittorio Emanuele II Re d’Italia nel 1862, S. Arcangelo Trimonte; con lo stesso decreto fu concesso agli amministratori locali di aggiungere a Montecalvo l’attributo di Irpino).
    Gustavo Console nacque il 14 marzo 1888 (sedici anni dopo il primogenito Antonio Nicola Maria; il papà al momento della nascita di anni ne aveva 46) e morì, trucidato a casa sua dagli squadristi (comandati da Tullio Tamburini che fu, poi, Prefetto di Avellino dal 1° agosto 1936 al 20 agosto 1939), la notte del 3 ottobre 1925.
    Antonio morì a Montecalvo il 9 dicembre 1942.
    Al momento della nascita del primogenito Antonio Nicola Maria, papà Gregorio aveva 30 anni (così risulta dall’atto integrale di Nascita conservato presso l’archivio del comune di Montecalvo).
    Torniamo a Gustavo Console. Era avvocato civilista. Dalla terra natia si era trasferito a Firenze per esercitare la professione forense. Era affermato nel mondo politico toscano. Socialista, fu corrispondente dell’Avanti! nel capoluogo toscano, quando direttore responsabile del quotidiano socialista era Benito Mussolini, di cui era amico (fino al momento del cambio di casacca del futuro Duce). Massone e parlamentare provinciale. Si era laureato in giurisprudenza a Camerino.
    Dov’era nato Gustavo Console?

  • ASPETTI ANTROPOLOGICI CULTURALI,  Editoria

    Il manoscritto di P. Fr. Samuele Isabelli

    Jacopo Manna - Carlo Cavotta
    Jacopo Manna – Carlo Cavotta

    [Edito 18/11/2025] Sabato 15 novembre un pubblico numeroso ha gremito gli spazi restaurati dell’ex Ospedale di Santa Caterina per la presentazione de Il manoscritto di P. Fr. Samuele Isabelli. L’iniziativa, concepita per valorizzare la memoria storica della comunità, ha offerto un momento di forte partecipazione e riflessione sulle radici culturali di Montecalvo.

    Il volume, curato dal dott. Jacopo Manna, nasce da un testo a lungo custodito dal prof. Mario Aucelli, giornalista e ricercatore locale. Si tratta di un documento prezioso che restituisce un quadro dettagliato della vita religiosa, civile e amministrativa del paese nel XVIII secolo. Accanto al curatore è intervenuto il dott. Carlo Cavotta, che ha seguito l’intero percorso editoriale.

    La serata ha visto la presenza di due figure molto legate alla storia religiosa del territorio: don Teodoro, storico parroco di Montecalvo, oggi a Benevento, e padre Martino Gaudioso, studioso di San Pompilio Maria Pirrotti. Entrambi hanno evidenziato il valore del manoscritto come strumento per comprendere l’intreccio tra tradizione spirituale e identità comunitaria in un periodo cruciale per la crescita del paese.

    Nel suo intervento, Manna ha illustrato i passaggi più significativi dell’opera e il suo valore documentario: dagli assetti parrocchiali alle confraternite, dalle dinamiche economiche ai rapporti tra potere civile e religioso, fino agli usi, ai costumi e alle festività oggi in parte scomparsi. Il curatore ha inoltre spiegato le scelte filologiche adottate per la pubblicazione, volte a restituire la complessità del manoscritto, ricco di varianti, correzioni e stratificazioni di stesura che riflettono la mentalità e i metodi di lavoro dell’autore.

    Una parte dell’incontro è stata dedicata alla figura di fra’ Samuele Isabelli, al secolo Giuseppe, nato a Montecalvo nel 1744. Manna ha ripercorso la sua biografia, dalle origini familiari agli studi a Napoli e Roma, fino alla sua attività nell’Ordine dei Minori Osservanti. Il contrasto tra il tono solenne con cui Isabelli descrive la propria carriera e la modestia del suo effettivo percorso ha costituito uno degli spunti più interessanti della presentazione.

    L’incontro si è concluso con un vivace dibattito con il pubblico, fortemente coinvolto nelle tematiche della tutela e valorizzazione del patrimonio archivistico locale. Molti partecipanti hanno sottolineato l’esigenza di continuare a recuperare e rendere accessibili documenti storici dispersi o poco conosciuti.

    Il manoscritto di P. Fr. Samuele Isabelli si conferma dunque non solo un’opera di rilievo accademico, ma anche un invito alla comunità a riscoprire la propria storia e riconoscersi nelle radici civili e spirituali che hanno contribuito a plasmare l’identità di Montecalvo Irpino. [Nativo]

    Redazione

    [Crediti│Foto: Franco D'Addona][Correlati:Nel Sito / Sul Web]

  • Commiati,  Cronaca

    Lutto nella diocesi: morto monsignor Pompilio Cristino

    Commozione e dolore per la scomparsa dello storico parroco di Rione Ferrovia

    [Edito 08/09/2025] Benevento – Don Pompilio Cristino trovato morto in sacrestia, l’arcidiocesi di Benevento perde un pezzo della sua storia. Profonda commozione a Benevento, in particolare nel rione Ferrovia, per l’improvvisa scomparsa di Don Pompilio Cristino, storico parroco della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. Il sacerdote è stato trovato senza vita nella sacrestia della parrocchia. A causare il decesso, con ogni probabilità, un malore improvviso. La salma è stata trasferita nella vicina sala mortuaria dell’Ospedale Fatebenefratelli, dove in molti stanno rendendo omaggio.Nato a Montecalvo Irpino (AV) il 25 luglio 1953, Don Pompilio aveva dedicato l’intera vita al servizio della Chiesa e della comunità. Aveva intrapreso il cammino religioso fin da giovane, frequentando gli studi presso il Seminario Arcivescovile e successivamente il Seminario Regionale “Pio XI” di Benevento. Fu ordinato sacerdote il 27 agosto 1977 da S.E. Mons. Raffaele Calabria, Arcivescovo di Benevento, proprio nella sua parrocchia d’origine, quella di San Bartolomeo Apostolo a Montecalvo Irpino. Dal 1977 al 1994 ha ricoperto il ruolo di educatore presso il Seminario Arcivescovile di Benevento, contribuendo alla formazione spirituale e umana di numerosi giovani seminaristi. Successivamente, divenne parroco della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, punto di riferimento per il quartiere Ferrovia, dove ha saputo farsi amare per la sua disponibilità, il suo ascolto e la sua profonda umanità. Il 12 ottobre 2000 fu nominato Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Benevento, un incarico di grande responsabilità che ha ricoperto con dedizione e spirito di servizio. La sua morte lascia un vuoto enorme non solo tra i fedeli della sua parrocchia, ma in tutta la città, dove Don Pompilio era conosciuto e stimato per la sua profonda fede e il suo instancabile impegno pastorale. Le esequie saranno celebrate nei prossimi giorni. La comunità si stringe nel dolore, ricordando un uomo che ha fatto della propria vita un esempio di amore, fede e dedizione al prossimo. [Nativo]

    Suni Ferretta

  • Cronaca,  Persone

    Il dottor Carlo Pizzillo va in pensione
    Una vita tra medicina e politica

    Dal primo febbraio di quest’anno, il dottor Carlo Pizzillo è in pensione: ciò rappresenta un momento di grande rilievo per la comunità di Montecalvo Irpino e per l’intera Irpinia. Dopo oltre quarant’anni di attività professionale, il medico montecalvese conclude una lunga carriera vissuta con dedizione, competenza e spirito di servizio verso i cittadini, lasciando un segno profondo sia in ambito sanitario sia nella vita pubblica del paese.

    Nato a Montecalvo Irpino l’8 gennaio 1958, il dottor Pizzillo si è laureato in Medicina e Chirurgia il 16 marzo 1983 con il punteggio di 108/110, conseguendo nello stesso anno l’abilitazione alla professione medica e l’iscrizione all’Ordine dei Medici della Provincia di Avellino. Nel 1987 ha ottenuto la specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare presso il II Policlinico dell’Università di Napoli con il massimo dei voti.

    La sua attività come medico di medicina generale ha avuto inizio nel  1984, ha operato stabilmente nell’ambito territoriale di Montecalvo Irpino, diventando un punto di riferimento umano e sanitario per intere generazioni di famiglie. Parallelamente ha approfondito la formazione cardiologica e ultrasonografica frequentando numerosi corsi specialistici in ecocardiografia, ecocolordoppler vascolare ed ecografia clinica, collaborando anche con importanti strutture ospedaliere italiane.

    Nel corso della carriera ha ricoperto prestigiosi incarichi all’interno della medicina territoriale: presidente della cooperativa COOP.I.MED, membro del Consiglio Provinciale FIMMG, fiduciario FIMMG del Distretto di Ariano Irpino, vice-presidente provinciale SIMG Avellino e consigliere dell’Ordine dei Medici della Provincia di Avellino. Ha inoltre coordinato importanti progetti di ricerca sul rischio cardiovascolare, sull’asma e sulla medicina generale, collaborando con università e istituti scientifici nazionali.

    Accanto all’attività medica, Carlo Pizzillo ha svolto anche un importante ruolo politico e amministrativo per la sua comunità. È stato infatti sindaco di Montecalvo Irpino, esperienza durante la quale ha cercato di mettere al servizio del paese la stessa disponibilità e attenzione che aveva sempre dimostrato nella professione medica. Il suo impegno nelle istituzioni locali è stato caratterizzato dalla vicinanza ai cittadini e dalla volontà di contribuire concretamente alla crescita del territorio e al miglioramento dei servizi.
    Durante il suo mandato fu dichiarato un discusso dissesto finanziario che comportò il collocamento in disponibilità di ben 14 dipendenti comunali, ma che consentì anche di azzerare il forte indebitamento dell’ente amministrato.

    Significativo anche il suo impegno nella formazione professionale. Per anni ha svolto attività di tutor per i corsi di formazione dei medici di medicina generale e ha partecipato come relatore e formatore a numerosi congressi e incontri scientifici su ipertensione arteriosa, insufficienza cardiaca, appropriatezza prescrittiva e gestione informatizzata dello studio medico.

    Negli ultimi anni si è dedicato anche alla prevenzione sanitaria e alla lotta contro il tabagismo, assumendo dal 2013 il ruolo di responsabile del Centro Antifumo del Distretto Sanitario n.1 dell’ASL di Avellino.

    Francesco Cadinale

  • Cronaca

    La nuova Caserma dei Carabinieri

    Generoso Maraia

    [Edito 10/04/2006] Grande festa per l’inaugurazione della nuova caserma dei carabinieri di MONTECALVO Irpino e Casalbore. All’inaugurazione erano presenti le più alte cariche dell’Arma dei Carabinieri della regione e le autorità civili e religiose locali, tra cui il vescovo di Ariano monsignor D’Alise e ed il presidente della Provincia Alberta De Simone. C’era l’intera cittadinanza e l’amministrazione comunale di Montecalvo, capeggiata dal sindaco Giancarlo Di Rubbo, e una buona rappresentanza del comune di Casalbore, guidata dal vice sindaco Raffaele Fabiano. Assistere all’inaugurazione di una nuova caserma con tanto di banda musicale dell’Arma ed un elicottero non è cosa che capita tutti i giorni. Una struttura moderna che permetterà agli uomini al comando del maresciallo Vincenzo Vernucci una migliore azione investigativa sul territorio. “Abbiamo voluto dare questa struttura all’Arma dei carabinieri – ha sottolineato il sindaco Giancarlo Di Rubbo – in risposta a qualsiasi forma di illegalità”. Ringraziamenti al sindaco di MONTECALVO sono stati espressi dal comandante regionale dei carabinieri, il generale Gallitelli, che ha aggiunto di “essere particolarmente felice per la presenza degli alunni delle scuole elementari, segno di un’affezione che queste nuove generazioni hanno nei confronti dei carabinieri sempre pronti a difendere l’Italia”. Dopo i ringraziamenti del colonnello Gallitelli e del comandante provinciale, il colonnello Di Blasio, è iniziata la cerimonia. Con la banda musicale dell’Arma che ha fatto da piacevole sottofondo, il sindaco Di Rubbo, dopo la benedizione del vescovo D’Alise, ha consegnato la bandiera al maresciallo Vernucci che, accompagnato da un picchetto d’onore, ha provveduto ad innalzare, per la prima volta, la bandiera davanti allo stabile di via Dei Mille. Dopo l’alzabandiera il vescovo ha benedetto la nuova struttura ed il prefetto di Avellino, Costantino Ippolito, ha tagliato il nastro. [Nativo]

  • ASPETTI ANTROPOLOGICI CULTURALI,  Cultura rurale

    Le Janare

    [Edito 13/12/2011] Le janare sono figure caratteristiche della civiltà contadina. Nella tradizione, esse erano fattucchiere in grado di compiere malefici ed incantesimi, di preparare filtri magici e pozioni in grado di procurare aborti. Tuttavia non si conosceva l’identità delle janare: esse di giorno potevano condurre una esistenza tranquilla senza dare adito a sospetti. Di notte, però, dopo essersi cosparse le ascelle (secondo altri il petto) di un unguento magico, esse avevano la capacità di spiccare il volo lanciandosi nel vuoto a cavallo di una granata, cioè una scopa costruita con saggina essiccata. Nel momento del balzo, pronunciavano la frase: Sott’a l’acqua, sott’a ‘r vient, sott’a la noc d’ Bnvient –  (sotto l’acqua e nel vento, sotto il noce di Benevento) (qualcuno ha avanzato l’ipotesi che il misterioso unguento fosse una sostanza allucinogena. In tal caso alcune delle storie fantastiche che si raccontano sarebbero nate dalle allucinazioni vissute delle persone che facevano uso di tale unguento). Si racconta anche che le janare preferissero radunarsi nelle sere di tempesta, quando il vento soffia impetuoso e la pioggia cade incessante, mentre le tenebre, squarciate dai lampi delle folgori, lasciavano scorgere le orripilanti sembianze di quelle donne demoniache che a cavallo delle loro scope, volavano in direzione del noce di Benevento.

  • Commiati

    Ci lascia Rosa D’Attoli, cantastorie montecalvese

    Francesco Cardinale

    [Edito 05/04/2026] La comunità di Montecalvo Irpino è nuovamente avvolta dal dolore. Neppure il tempo di salutare Antonietta Leone, apprezzata interprete dei canti popolari locali, che un’altra figura simbolo della memoria popolare lascia un vuoto profondo: si è spenta Rosa D’Attoli, vedova Iorillo, all’età di 93 anni. Autentica depositaria di canti, tradizioni e racconti tramandati nel tempo, abitava in via Fano, proprio lì dove erano soliti parcheggiare gli automobilisti che si recavano al vicino mercato settimanale. Sul pianerottolo adiacente all’ingresso aveva allestito un piccolo belvedere con decine di vasi di fiori, che probabilmente curava ogni giorno con grande attenzione, vista la rigogliosità con cui impreziosivano la ringhiera che delimitava l’ingresso.
    Rosa non era soltanto una testimone del passato: ne era l’incarnazione più viva. Attraverso la sua voce, i suoi racconti e la sua presenza costante nelle feste religiose e negli eventi popolari, ha custodito l’identità culturale di Montecalvo Irpino, mantenendo vivo un patrimonio fatto di memoria, appartenenza e tradizione.
    Amava indossare con orgoglio il costume della Pacchiana, simbolo delle donne montecalvesi e delle loro radici. Un abito che per lei rappresentava molto più di una tradizione folkloristica: era un gesto d’amore verso la propria terra e la propria storia. Con discrezione e dedizione ha preso parte per anni alla vita culturale del paese, seguendo con passione la Pro Loco, i balli tradizionali e soprattutto la tarantella, che considerava un linguaggio collettivo capace di raccontare il popolo e la sua anima.
    Grazie alla sua memoria straordinaria sono sopravvissute strofe, filastrocche e canti popolari che rischiavano di andare perduti. Ogni incontro con lei diventava un momento di condivisione autentica, capace di incantare chiunque l’ascoltasse. È stata anche una brava poetessa: non pochi sono i componimenti da lei declamati composti personalmente.
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