• Persone

    Luigi D’Addona

    [Edito 03/10/2014] Nasce in Casalbore a provincia di Avellino da Antonio ed Ernestina  Cristini il 6 maggio 1944. Consegue la laurea in materie letterarie, presso l’Università degli Studi di Salerno e successivamente in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Trieste con il massimo dei voti e lode. E Funzionario del MIUR per l’Area Amministrativo — giuridico – legale e contabile. (1970 — 2011). Dal 1988 è iscritto al registro del revisori legali M.E.F.  ed è insignito dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica italiana. Attualmente ricopre incarichi di Componente del Collegio dei revisori dei conti in importanti università italiane ed è Consigliere nel C.d.A dell’Università degli studi di Chieti — Pescara. Ha curato numerosi volumi inerenti l’evoluzione normativa e strutturale del sistema universitario italiano. Ha svolto attività concorsuati in qualità di componente della commissione giudicante, attività ispettive, incarichi ministeriali e provveditoriali per verifiche amministrativo-contabili. [Nativo]

    Redazione

  • Beni,  BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGISTICI,  Territorio

    Il Trappeto torna a far parlare di se

    Alfonso Caccese

    [Edito 28/10/214]E il Trappeto continua a far parlare di sé. Molto si è scritto e letto su questa parte del paese oramai abbandonata al suo destino, segnato alla fine degli anni sessanta quando fu dichiarata zona di abbandono e da quel tempo si assiste impotenti allo “sgarrupamento” quotidiano e ai cedimenti strutturali di quello che un tempo era un quartiere dove la gente viveva la sua quotidianità in simbiosi con animali e cose. A nulla sono valse le varie cure per ridare o perlomeno cercare di fermare questo lento ed inesorabile declino. Il Trappeto è stato oggetto di studio, ricerche e di attenzione da parte di molti, ma resta ancora lì con tutte le sue problematiche che lo affliggono. Magnificato con saggi, mostre retrospettive, oggetto di tesi di laurea, fotografato da turisti occasionali, visitato da esperti e curiosi, ma nessuna idea di recupero. Tanti sono stati i tentativi di soccorrerlo, ma tutti si sono dimostrati veri e propri palliativi.

  • Associazioni,  BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGISTICI,  Territorio

    Volontari internazionali per il Trappeto

    [Edito 03/03/2015] Montecalvo Irpino, 02 marzo 2015 – E’ stato siglato un accordo di programma tra l’Amministrazione Comunale e l’associazione IBO Italia per la realizzazione di campi di lavoro. L’IBO è una ONG di ispirazione cristiana che opera nel campo del volontariato nazionale ed internazionale, fa parte di un network le cui attività ebbero inizio nel 1953, nel nord Europa, con i primi campi di lavoro per la ricostruzione di case destinate ai profughi della Seconda Guerra Mondiale. IBO, infatti, è l’acronimo fiammingo di Internationale Bouworde, che significa “Soci Costruttori Internazionali”. I campi sono esperienze di volontariato di due, tre o quattro settimane che possono prevedere attività di costruzione, restauro, animazione ed educazione non formale, formazione alla pace e ai diritti umani, assistenza e tutela dell’ambiente. “I campi di lavoro presso il Trappeto sono stati inseriti nella programmazione del 2015 – spiega Sabina Marchetti, responsabile del settore campi di lavoro e volontariato per la IBO Italia -.

    Si tratta di 10 posti per altrettanti volontari che dal 19 luglio al 1 agosto di quest’anno effettueranno dei campi di lavoro a Montecalvo per ripulire il Trappeto. Dall’ultimo incontro delle consociate internazionali, tenutosi in Austria, sono già emerse 12 prenotazioni, così ripartite: 2 Austria, 5 Belgio, 3 Germania, e 2 Italia per un totale di 12. Ora i rispettivi rappresentanti nazionali dell’associazione sottoporranno ai volontari i campi in Irpinia”. L’IBO è presente in Italia dal 1957, IBO è stata costituita in associazione nel 1968 ed è riconosciuta idonea dal Ministero degli Affari Esteri ad operare nel settore della cooperazione internazionale dal 1972 (è stata la prima ONG in Italia a realizzare ufficialmente un progetto di cooperazione con il MAE). Membro del CCIVS Comitato di coordinamento per il servizio civile internazionale presso l’UNESCO, iscritta al Registro Provinciale del Volontariato di Ferrara dal 2005, è federata a Volontari nel mondo – FOCSIV dal 1972. “Siamo soddisfatti di questo primo importante traguardo per il nostro progetto – spiega Antonio Suglia, delegato per la Cultura dell’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Mirko Iorillo -. Recuperare l’abitato del Trappeto per la realizzazione di un parco antropologico urbano è una delle nostre priorità. La collaborazione con IBO Italia apre sicuramente molti scenari ed internazionalizza la questione del Trappeto”. [Nativo]

    Redazione

    [Crediti│Foto: Franco Zarrillo]

  • Canti popolari di tradizione orale,  Cultura orale

    Montecalvo ricorda Alan Lomax

    [Eitod 10/08/2015] Alan Lomax è stato uno dei più grandi etnomusicologi. I suoi viaggi lo hanno portato in tutto il mondo, motivato da un unico interesse: raccogliere i materiali sonori di ogni cultura. “Cantometrics” si chiama il suo sistema di classificazione dei canti popolari. Tra il 1953 e il 1954, Lomax giunse in Italia e nel 1954 anche a Montecalvo, in Irpinia,dove fu impegnato in un’opera di registrazioni sul campo con gli abitanti del borgo. Qui è ancora viva la traccia del suo passaggio. Domani, 11 agosto alle 10 nella sala conferenze del Castello Pignatelli di Montecalvo irpino, l’associazione culturale “Libera Mente” organizza una giornata di studi “Omaggio ad Alan Lomax nel centenario della nascita” Il convegno sarà introdotto dal giornalista Angelo Corvino a cui seguiranno i saluti istituzionali del sindaco di Montecalvo, Mirko Iorillo, il delegato alla Cultura e Turismo, Antonio Suglia e il presidente di Libera Mente, Antonio Siciliano. Interessanti le relazioni che si avvicenderanno nel corso della mattinata: Raffaele Di Mauro, Etnomusicologo, dell’ Università di Roma “Tor Vergata” : “La raccolta 24T: le registrazioni di Lomax in Campania”. Luigi D’Agnese, Ricercatore, presidente dell’Associazione “Hyrpus Doctus” e addetto ai servizi educativi del museo civico etnomusicale di Montemarano,  A. Lomax, le registrazioni in Irpinia. Francesco Tarullo, Etnografo: “A. Lomax, le registrazioni a  Sant’Andrea di Conza” Antonio Cardillo, Etnografo: “A. Lomax, le registrazioni a  Montecalvo Irpino” Antonio Mauriello, Presidente dell’ Associazione “La zampogna del capricorno”: “La zampogna di Panni, uno strumento millenario”. Maria Panarese, Laureanda in antropologia e beni demo etnoantropologici: “ La perdita dell’identità territoriale. In programma anche altri interventi, tra cui: Vanda Pappano, con i nomi e gli aneddoti delle persone che presero prte alle registrazioni di A. Lomax a Montecalvo Irpino. Antonietta Leone, con i canti della tradizione di Montecalvo Irpino. Nel corso della manifestazione sarà allestita una mostra fotografica, in cui saranno esposte le foto originali, dello studioso americano, scattate a Montecalvo Irpino il nove gennaio  1955. Poi ci sarà la consegna delle targhe  ricordo ad Antonietta Leone, fedele custode dei canti della nostra tradizione orale e a Vanda Pappano per aver dato una nome ed un identità alle persone che presero parte alle registrazioni di A. Lomax in Montecalvo Irp. [Nativo]

    Redazione

    [Crediti│Foto: culturalequity.org │Testo: ottopagine.it]

  • Canti popolari di tradizione orale,  Cultura orale

    Palermo, un convegno sulla musica di tradizione orale nell’era digitale
    Nel corso dell’incontro si è parlato anche del volume “Alan Lomax: il passaggio a Montecalvo Irpino”.

    Il 9, 10 e 11 Dicembre 2021, si è tenuto a Palermo il Convegno “Musiche di tradizione orale nell’era della conversione digitale”.
    Si sono avvicendati numerosi etnomusicologi italiani, tra cui Raffaele Di Mauro, Sergio Bonanzinga, Giovanni Giuriati, Giorgio Adamo, e tanti altri. Presenti anche alcuni studiosi della Association for Cultural Equity, fondata da Alan Lomax, e rappresentata oggi dalla figlia Anna L. Wood. Nell’ultima giornata, Giorgio Adamo nel suo intervento, presentando gli studi e le ricerche sui materiali dell’Archivio Lomax, per quanto riguarda la Campania si è soffermato sullo straordinario lavoro compiuto negli anni a Montemarano da Luigi D’Agnese e sul volume che abbiamo pubblicato con l’amico Antonio Cardillo sulla visita di Lomax a Montecalvo Irpino.

    Francesco Cardinale

  • BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGISTICI,  Beni artistici e storici,  Beni culturali

    Il Castello di Montecalvo e le famiglie che ne hanno segnato la storia

    Angelo Siciliano

    [Edito 17/08/2013] Danneggiato seriamente dal sisma del 1930, in seguito da quello del 1962 e sfiorato da quello del 1980, fu abbandonato a se stesso e alle sterpaglie per oltre quaranta anni. Originariamente fortezza romana, il castello fu edificato dai Normanni, sempre con funzioni difensive, ma nei secoli successivi si andò trasformando in residenza gentilizia dei feudatari stimolando attorno a sé l’edificazione di altri palazzi e edifici religiosi. L’insieme, osservato da lontano, dà al centro storico montecalvese, seppure disabitato, un aspetto panoramico monumentale. Al castello di Montecalvo arrivava verso la metà di luglio del 1132, proveniente dalla Puglia, dove aveva sottomesso i baroni in rivolta, Ruggero II il normanno, re di Sicilia, Calabria e Puglia, deciso ad affrontare, col proprio esercito, i suoi nemici in territorio beneventano: il cognato Rainulfo d’Alife e Roberto II, principe di Capua. Nel 1496 si accampava attorno ad esso il re di Francia Carlo VIII per affrontare, in quella che si sarebbe chiamata “La battaglia di Montecalvo”, Ferdinando II d’Aragona, re di Napoli, nella sottostante Valle del Miscano tra Casalbore e Montecalvo. Ora, sul castello restaurato del paese, che nella prima metà del XV sec. era stato anche dimora del duca Francesco Sforza prima di trasferirsi a Milano, è stato ricostruito il Palazzo ducale, che sarebbe stato la dimora dei Pignatelli fino al 1922. E i Pignatelli versavano in grave situazione finanziaria quando il capofamiglia, il duca Carlo, moriva a Montecalvo nel 1917 a seguito di polmonite. I Guevara erano succeduti a Francesco Sforza e poi erano arrivati i Carafa, nobili napoletani.

  • Beni artistici e storici,  Beni culturali

    Il Castello di Montecalvo Irpino riapre al pubblico con due mostre
    Una mostra araldica sui feudatari locali e una di foto con la gente del Trappeto

    Angelo Siciliano

    [Edito 17/08/2013] Partiva nel 2004, sotto la precedente amministrazione comunale col sindaco Giancarlo Di Rubbo, l’approvazione del progetto e l’assegnazione dell’appalto, con una dotazione di fondi di quasi due milioni di euro, grazie ai finanziamenti del PIT – Regio Tratturo – Itinerario culturale, per il recupero e la riqualificazione strutturale e storico-culturale del Castello ducale Pignatelli di Montecalvo Irpino.  Giovanni Bosco Maria Cavalletti ha curato l’allestimento della mostra sull’araldica montecalvese. Che cosa dire degli stemmi araldici, che è possibile riscontrare a Montecalvo o in altri luoghi? La risposta è semplice: certamente aiutano anch’essi a ricostruire parte della storia, a proposito dei casati che avevano posizione di prestigio o dominavano nella comunità, spesso con vere e proprie angherie. La loro storia è comunque documentata o già scritta. Invece è la storia della gente comune, delle masse di lavoratori e contadini analfabeti, che contribuivano a tenere in piedi tutta la baracca sociale, che non è stata scritta, oppure è misconosciuta o cancellata. E poi, l’araldica dà spesso conto di storie non liete, di famiglie decadute miseramente o vittime di tragedie o estinte. E triste è spesso anche la fine dei loro palazzi. Pochi sono quelli ancora abitati dai discendenti, alcuni sono stati acquistati da modeste ma dignitose famiglie, moltissimi sono quelli chiusi o abbandonati, semidiroccati o abbattuti. A Montecalvo, basta andare in giro per le strade per contare a decine i palazzi chiusi o in pessimo stato. Personalmente sono più attratto dalle maschere apotropaiche, scolpite sulle chiavi di volta dei portali di alcune vecchie abitazioni, e da quelle, ben custodite e valorizzate, del fonte battesimale dell’ex Collegiata, ora Chiesa di Santa Maria Maggiore di Montecalvo. Inseriti negli elementi architettonici di case, palazzi e chiese (famosissimi sono quelli della cattedrale gotica di Nôtre Dame di Parigi), questi simboli apotropaici sono solo in apparenza elementi decorativi. In realtà si tratta di facce mostruose e terrifiche, esposte all’esterno contro l’intrusione di demoni e spiriti maligni, e forse anche contro l’invidia, le janare e i lupi mannari, “lupi pumpinàri”, che hanno “intasato” per secoli i vicoletti del paese e l’immaginario collettivo dei nostri progenitori.

  • Beni archeologici,  Beni culturali

    Frammenti di storia: Aequum Tuticum

    [Edito 05/07/2013] Sullo spartiacque appenninico in località Sant’ Eleuterio di Ariano Irpino, sono visitabili i resti dell’antico centro di Aequum Tuticum, nodo viario, da cui si irradiavano numerose strade che collegavano da nord a sud il Sannio con la Campania, e da est ad ovest il versante tirrenico con quello adriatico. In età repubblicana, una via Aemilia collegava Aequum Tuticum con Fioccaglia di Flumeri ed Aeclanum. Nel 109 d.C. il centro viene attraversato dalla via Traiana e successivamente dalla Herculia. Nonostante che il toponimo Aequum Tuticum alluda a un insediamento sannitico, la fase più antica attestata dagli scavi è riferibile all’età imperiale. L’emergenza più rappresentativa è costituita da un edificio termale databile al I sec. d.C., il cui ambiente centrale era decorato con un pavimento a mosaico con tessere bianche e nere, con motivo a pelte. Alla seconda metà del II sec d.C. si riferiscono una serie di ambienti disposti a schiera interpretabili probabilmente come horrea (magazzini) o tabernae (botteghe).
    Nella zona retrostante ad essi è emerso un grande ambiente rettangolare, verosimilmente pertinente a una villa con un pregevole pavimento musivo policromo,con un complesso motivo ornamentale. Il vicus presenta una continuità abitativa che si attesta almeno sino alla metà del IV sec. d.C., quando fu colpito dal terremoto del 346 d.C., a cui seguì una ripresa dell’attività edilizia, documentata dall’ambiente mosaicato. In età tardo-antica altomedievale riporta il nome di S.Eleuterio, da identificare con il martire romano molto venerato a Roma nell’VIII sec. d.C.. L’insediamento di epoca medievale appare suddiviso in isolati raccolti intorno ad un cortile dotato di un pozzo. Tali ambienti inglobano e si sovrappongono alle strutture di età romana e tardo-antica, cambiandone l’orientamento (ruotano di 45°). Dallo studio della classe ceramica medievale (invetriata, smaltata e graffita), si è potuto ipotizzare una presenza abitativa che va dal XIII fino al XIV secolo,quando il luogo viene ancora una volta sconvolto da un evento sismico [Nativo]

    Redazione

  • Cinema,  San Pompilio,  Spettacoli

    La vita di San Pompilio è ora un film: Amerò sempre

    Alfonso Caccese

    [Edito 18/06/2013] Da un idea che sembrava irrealizzabile a pochi giorni dalla realizzazione finale del progetto, quasi un anno dalla scrittura alla sua messa in opera. Questi i tempi richiesti per la concretizzazione dell’idea fantastica del parroco di Montecalvo Irpino, Don Teodoro Rapuano, un film sulla vita di San Pompilio M.Pirrotti.Una idea senz’altro meritoria ma che già era stata studiata e progettata nel 2008 per iniziativa dell’allora assessore Nicola Serafino, coadiuvato dal Dottor Antonio Stiscia, trovarono il regista e lo sceneggiatore,contattarono le persone giuste, cercarono il coinvolgimento di personaggi di spicco dello spettacolo,predisposero un progetto,di cui il materiale è agli atti del Comune,ebbene, tutti quelli che avrebbero dovuto dire di sì,ammutolirono. Le autorità civili e religiose nicchiarono! Seguì il nulla fino ad oggi e questa è storia recente. Il film prende spunto da una espressione che il Santo Montecalvese usava spesso nelle sue omelie in tutto il suo peregrinare nei vari luoghi delle sue missioni “Amerò sempre” e ripercorre le tappe e i luoghi , dalla sua formazione spirituale alla tremenda prova delle sue missioni non sempre facili come ad esempio la sua espulsione e l’esilio dal Regno Borbonico per le sue idee troppo avanguardiste per il tempo, Padre Pompilio, sensibile e discreto, non seppe, né volle, adattarsi alle orridezze di quella boscaglia napoletana, intrisa di formalismo bigotto, con sprazzi illuministici. Dalla fuga verso Benevento e l’abbandono della sua vita agiata e vissuta con i suoi coetanei a scorazzare per le vie e i vicoli della sua cara Montecalvo. Uomo del popolo e per il popolo sempre vicino agli ultimi e ai bisognosi ai quali ha dedicato la sua intera esistenza. Uomo di fede devotissimo alla sua “Mamma Bella dell’Abbondanza” a rappresentare la sua fervente devozione al culto mariano. Uomo di carità pronto sempre a donare se stesso e quel poco che aveva in una condivisione spirituale ed ecumenica con la sua comunità .

  • Cultura e tradizione,  Gruppo Folk di Montecalvo,  Pro-Loco

    Montecalvo: tra folclore e leggenda

    Redazione

    Gruppo Folk a Napoli 1979

    [Edito 21/06/2013] Il folklore (o folclore) viene da lontano e racchiude quei caratteri di tradizione e territorialità che ha trasformato nei secoli, riti e usanze della vita popolare in quelle che oggi possiamo definire importanti risorse culturali ed economiche. Trasferendo di generazione in generazione i segreti, le tradizioni e le usanze oggi il turismo e la vita quotidiana tendono a riscoprire il valore di queste antiche origini che partono dall’arte popolare e dall’artigianato per arrivare alle feste tradizionali e ai costumi folkloristici. Il termine folklore o folclore (sapere del popolo), racchiude le tradizioni antiche, del passato, nate dal popolo, tramandate oralmente e riguardanti riti, costumi, credenze, in relazione ad un determinato luogo o ad una determinata popolazione. Per Folklore si intendono quindi tutte quelle espressioni culturali comunemente denominate tradizioni popolari. Si caratterizza per il suo radicamento soprattutto nelle regioni meridionali con il proliferare di associazioni e movimenti alla ricerca perenne di antiche tradizioni e leggende da riportare alla luce.

    E con questo spirito anche da noi ,a Montecalvo Irpino ,con la nascita della Pro-Loco agli inizi degli anni ‘70 , si è cercato di costituire un gruppo folk capace di conservare e divulgare le tradizioni locali e lo spirito che le accompagnava. Nei primi anni del gruppo l’attenzione era rivolta al recupero delle canzoni e musiche presenti nelle tradizionali feste popolari e la valorizzazione del costume tipico, unico in Campania, delle “pacchiane” ed il recupero etnico-musicale di alcune “cantate e ballate” (in lingua dialettale “Li suoni”) come la “Serenata montecalvese” e la oramai famosissima “Tarantella”con la sua variante tipica del nostro paese. Pionieri di questa ricerca gli appassionati cultori della nostra storia leggendaria, il Prof. Giambosco Maria Cavalletti, il Dott. Antonio Stiscia e il bravissimo scenografo ballerino, Albero Palladino. Negli anni , il gruppo Folk montecalvese di strada ne ha percorsa tanta. Spettacoli in tutt’Italia con partecipazioni anche all’estero in particolare Belgio e Svizzera dove risiedono molti emigrati montecalvesi. Numerosi i premi e gli attestati di associazioni ed enti nazionali ed esteri per l’unicità ed originalità delle prestazione offerte. Con grande impegno la Pro – Loco, arrivata al suo quarantesimo anno dalla sua fondazione, continua l’opera di promozione e sviluppo culturale della tradizione, ultima manifestazione, in ordine di tempo “la rievocazione del corteo nuziale” messa in scena dalla scuola dell’infanzia locale con la partecipazione di circa settanta bambini che hanno sfilato per le strade del paese nei tipici costumi folcloristici, ottimamente diretti dagli insegnanti Giuseppina Lanza, Filomena Iampaglia e Giambosco Maria Cavalletti. [Nativo]