• Il nostro passato,  Storia

    In terra di Corsano

    Corsano – L’antico borgo

    Un’altro fatto che è d’ importanza storica per la nostra terra, è l’ aggregazione di Corsano a Monte- calvo. Questa zona appartiene alla giurisdizione topografica di Montecalvo, e perciò risaliamo alla più antica notizia che, storicamente, si ha.

    Al tempo di Guglielmo II° il Buono, Benedetto de Forgia ,sicut significavit Alfanus Camerarius, teneva Corsano e Tropaldo , nel territorio di Bonito presso il fiume omonimo  e serviva il re con due militi, per l’uno e l’altro feudo.  Teneva ancora Melito con un sol milite. Per la spedizione di Terra Santa (1099) ne offrì sette con sette servienti. ( Vedi Catalogo dei Baroni normanni R Archivio). Il barone di Corsano, in quel tempo, era un dipendente di Elia de Gesualdo.

    Nei documenti del 1418 troviamo che apparteneva a Giovanni Albanese. Nel 1494  fu venduta, in uno a Montecalvo, da re Alfonso II°, a Caterina Pignatelli, indi ai Carrafa. Era di fuochi 70. Nel 1584 Giovan Battista Carrafa duca di Montecalvo  la vendette a Giovanni Andrea de Riccardo. Nel 1727 Raffaella de Riccardo Carrafa la vendette a Vittoria de Simone, vedova di Giovan Battista Pedicini, per ducati 25 mila e 400 . Dopo questi, fu barone Domizio Pedicini dì Benevento, suo figlio.

    Sino al 1656, vi era attorno all’antichissimo Castello medioevale, un centro abitato, in tutto 109 fuochi o poco più. Risulta ciò dai documenti dell’Archivio Vescovile di Ariano. Disertarono quel luogo al tempo della famosa peste di Milano, a causa di epidemia e per vicende non liete. Così la popolazione immigrata con loro i costumi pittoreschi  si accomodava la maggior parte, al Trappeto, ove usando un malefico sistema di escavazione  una specie di case trogloditiche  hanno causato gravissimi danni al paese. Un’altra parte si accomodò dietro la Chiesa del Carmine, o parrocchia di S. Nicolò.

    Felice Polles

    Nella vicina Corsano, trasse i natali Felice Polles, alquanti anni prima del 1500. Il popolo lo ritenne Beato, secondo l’uso del tempo. Ciò, naturalmente, fu prima dei Decreti di Urbano VIII, (13 Marzo e 5 Giugno 1631.) Per questo, ciò che si ha intorno a lui, certamente, non ancora canonizzato non richiede che una fede umana.

    Egli fu di vita austera e penitente, e spiegò la sua attività non solo in Corsano  ove eravi  un convento di Agostiniani, a cui apparteneva il Polles, ma anche in Montecalvo  nell’altro convento, similmente agostiniano ed in molti altri paesi circonvicini e lontani dalla nostra terra  ove si erano fondate in quel tempo altre case religiose della medesima istituzione.

    Per altre notizie, relative a quest’uomo, che può chiamarsi nostro conterraneo, veggasi l’ Archivio Vescovile di Bovino.

    Corsano, intorno agli anni – prima e dopo il 1820 fu centro importantissimo e temibile del carbonarismo. Ivi si facevano le riunioni e giuramenti terribili dei carbonari  ed erano una vera legione ivi si comunicavano le istruzioni, ivi si imparavano al popolo, agli iscritti della setta , tutti i segni convenzionali secondo l’uso di Francia.

    Diofebo Bisogni

    Il caporione, indubbiamente era un tal Diofebo Bisogni di Carlo. Questi, fu condannato a morte tre volte scontò 13 anni di galera col cannale alla gola nelle carceri dì Montesarchio. La pena di morte gli fu commutata, per favore speciale del Cardinale Ruffo , poichè Carlo suo genitore, era amministratore o fattore dei possedimenti dei Ruffo, che avevano nel beneventano  e che in parte, anche oggi conservano.

    Complicato nei moti del 20 ed esiliato a Tunisi, ritornò per l’amnistia del 1831.
    Fu compagno dì C. Poerio, di Stanislao Barracco e dell’Abate  Ciampa di Montefusco. Fu capo di una parte delle milizie nella guerra del 1820 ed ebbe, in uno a Nicola D’ Attoli, un’ attiva corrispondenza con gli uomini politici del settentrione. I documenti dell’epoca furono distrutti per paura della polizia borbonica.  Morì in Corsano nel 1851  e fu inumato nell’unica cappella che ancora oggi ivi esiste. (Mentre il D’ Attoli morì il 19 Marzo 1867). Gli si attribuirono 19 vite umane spezzate  causa il carbonarismo ed egli non lo disconobbe, dolente di non aver raggiunto il ventesimo numero. Nel 1880  la casa Pedicini vendè il feudo di Corsano, col titolo di marchese  a Riccardo Palmieri di S. Secondo e moglie Caterina Marignano del Monte. Nel 1909 – questi lo venderono ad Aristide Giampieri fu Antonio, di Chiaravalle.

    [Credit│Foto - Wikipedia]

    Redazione

    [Bibliografia di riferimento]
    [P. Santosuosso B., Pagine di storia civile di Montecalvo Irpino, Tipografia Fischetti, Sarno SA, 1913]

  • Editoria,  Gastronomia

    Ricette del borgo antico di Montecalvo Irpino

    Questo opuscolo ha lo scopo di tramandare le ricette di piatti antichi, al fine di tenere viva la tradizione di Montecalvo Irpino in Provincia di Avellino, paese adagiato sulle colline dell’Irpinia che si affaccia sulla Valle del fiume Miscano.La pubblicazione, oltre a dare precise indicazioni circa il quantitativo degli ingredienti e le modalità di cottura di ogni piatto, dà preziosi suggerimenti sulla qualità degli stessi ingredienti attraverso l’esperienza di Guido Altieri acquisita negli anni mediante un proprio particolarissimo modo di ricercare il meglio tra i tantissimi prodotti di cucina presenti sul mercato. La sua conoscenza storica rappresenta un momento altamente qualificante per il recupero documentario del patrimonio culturale montecalvese. Da queste considerazioni è nata l’idea del presente opuscolo dalla piacevole lettura, suddiviso in capitoli di facile consultazione. Ci proponiamo di dare testimonianza dei nostro passato in quanto responsabili continuatori, ma anche qualificati e coscienti protagonisti della nostra storia.

    Liliana Monaco

    [Bibliografia di riferimento]
    [G. Altieri Ricette del borgo antico di Montecalvo Irpino, Pro Loco Montecalvo Irpino APS, 2023]

     

  • Gastronomia,  Persone

    GUIDO ALTIERI

    Guido Altieri è nato a Montecalvo Irpino, coniugato, ha due figli. Ex maresciallo dei carabinieri, ha vissuto per circa dieci anni in Sicilia. Oggi vive a Montecalvo Irpino. Negli anni settanta nasce la passione per la cucina, ricercando prodotti di alta qualità culinaria. Ha ottenuto vari riconoscimenti: insignito quale gastronomo della tradizione culinaria montecalvese da parte del Comune di Montecalvo Irpino; insignito al merito, quale ambasciatore della cucina irpina e divulgatore dei piatti tipici della Campania, dall’Osservatorio Appennino Meridionale – Campus Università di Fisciano.

    Redazione

  • Beni etno-antropologici,  Cultura,  Cultura orale,  Poesia,  Teatro

    Commedie, Sonetti e Madrigali nella Montecalvo del ‘700

    Antonio Stiscia

    Chiassetto Caccese – Teatro
    Portale con le maschere della C. e della Tragedia
    (Asportato dopo il terremoto del 23/11/1980)

    Archivio Fotografico Biblioteca Comunale

    [Ed 00/11/2007] Il 15 Agosto 1748 nella Collegiata di Santa Maria Assunta in Cielo, si tenne una Accademia, vale a dire una manifestazione artistico-letteraria in onore della Vergine, nel giorno della sua Assunzione, con la recita di poesie e canti e la rappresentazione di una commediola sacra, col solo unico fine di magnificare la grandezza di Dio e della sua soavissima Madre.

    Il manoscritto che raccoglie i componimenti letterari, è straordinariamente importante, non solo per il contenuto delle opere, di ottimo livello e grande raffinatezza culturale,ma soprattutto per il suo utilizzo come libretto d’opera,visto che l’Accademia è stata rappresentata più volte, alla presenza della moltitudine dei fedeli e all’interno della stessa Collegiata,per il qual motivo ben si spiega l’utilizzo della lingua volgare e addirittura del dialetto montecalvese.

    Il madrigale, (di cui alla riproduzione dattiloscritta) dedicato alla Vergine Immacolata, di chiara matrice popolare, mantiene la freschezza e la immediatezza tipica delle opere dialettali e occupa un suo non casuale posto nel manoscritto, come nella rappresentazione.

    La particolarità del componimento sta tutta nelle parole,alcune perdute, e nella splendida semplicità di accattivanti versi,che sono propri della tradizione musicalpopolare montecalvese che ha sempre accompagnato,evolvendosi, le vicende umane, politiche,storiche e religiose del paese.

    Un popolo di artisti e di poeti ?

    Raffigurazione in pietra della Maschera da Commedia sec. XVIII Segnalava visivamente il percorso che conduceva a Teatro.
    Corso Umberto-Piazzetta Salines-Chiassetto Caccese

    Ci piace pensare di si,sebbene si debba parlare più di spirito libertario, affiancato da una visione critica e speculativa dell’esistenza,in un periodo storico il ‘700,dove la presenza di indubbie genialità nelle arti e nelle scienze,trova quasi naturale espressione nella spiritualità alta e profonda di San Pompilio Maria Pirrotti.
    Montecalvo fin dal tardo 500 ha avuto un teatro dove si rappresentava la commedia dell’arte e questo la dice lunga sull’atteggiamento avanguardiale del paese.

    La presenza di poeti, filosofi, storici, artisti in genere, legati alla ricca borghesia e nobiltà locale e agli artisti di Napoli e Roma, porterà ad una singolare evoluzione del paese che diventerà, inconsapevolmente, una isola felix della cultura meridionale e che troverà nel 700 la massima esplosione di stile e di partecipazione, anche popolare.
    A significare quanto fin qui detto basti ricordare l’esistenza in Montecalvo del Sacro Collegio d’Arcadia,un movimento letterario straordinario,che favorì la presenza di uomini di cultura, attratti più dalla vita campestre che non da quella cittadina.

    Questa mancata fuga di cervelli,segnò il proliferare di giuristi, teologi,storici e storiografi,poeti e pensatori, attori e musicisti,in una spasmodica e continua ricerca di risposte al vivere,sotto il comprensivo e tutelante mantello di un clero forte e saggio,chiaramente illuminato se non addirittura illuminista.

    La tradizione teatrale è continuata per tutto l’800 e ne sono prova tangibile i drammi a carattere sacro sulla vita di San Francesco e Sant’Antonio,scritti e recitati da Montecalvesi,senza dimenticare il sacro fuoco del Risorgimento.

    Il novecento vede la fioritura del teatro leggero e la nascita,nel ventennio,di compagnie teatrali studentesche,organizzate e dirette da personale docente(Maestro Mario La Vigna…) e su testi di autori locali( Signora Angela Pisani Cavalletti).

    Dopo la II guerra mondiale si riprenderà a far teatro,con compagnie instabili di giovani,nel mentre andrà perduto l’interesse per le arti.

    Da circa 30 anni viviamo di ricordi,annoiati spettatori di un teatrino politico avvilente,perfido avido e scioccante, dove l’ennesima replica si connota di pantomime incomprensibili,costretti,comunque, a pagare un biglietto salato,non avendo,ahimé,nemmeno più il teatro.

    Sic transit gloria mundi.

    MADRIGALE
    Recitata nella Collegiata di Santa Maria Assunta in Cielo Montecalvo 15 Agosto 1748

    (Manoscritto in Archivio Palazzo Stiscia)

    Che s’allumma, si separa
    Allegro ogn’uno, e faccia festa
    Ca la ‘ncoppa l’Ammaculata nosta
    E’ fatta mo Regina da lo figlio,
    e chi la vede assettata conna crona
    certo pe l’allegrezza mi scquacquiglio.
    Non midite ca lo cielo stace bellone
    Persinche la Zitella vede lo sole
    E bui allummaccari, se non potiti tutti fa li lumi
    Dicite schito rosari, a ragiuni.

    * Questo piccolo scritto è dedicato all’indimenticato amico Giuseppe Lo Casale, di cui oltre alla perizia storica, ci manca l’affabile sorriso e la irripetibile geniale  regia di tante Commedie Teatrali.
    [Nativo]

  • Cronaca,  Politica

    Intesa con la Regione per lasciare la zona rossa

    [26/01/2008] Montecalvo Irpino AV – Che fine devono fare le centinaia di famiglie che vivono pericolosamente alle falde del Vesuvio?

    Una mano  gliela offre  la Valle Ufita: i sindaci di otto comuni ( Ariano, Casalbore,Greci, Montaguto, Montecalvo, Svignano, Villanova e Zungoli ) hanno presentato  un progetto di accoglienza: Progetto approvato e finanziato dalla Regione Campania. L’ufficialità è arrivata ieri, 25 gennaio 2008: 290mila euro per ognuno degli otto comuni ufitani che partecipano all’iniziativa. Un totale di  2 milioni e 320mila euro che serviranno alle singole amministrazioni per acquisire recuperare o ristrutturare gli alloggi da mettere poi a disposizione delle famiglie napoletane. Degli otto comuni irpini quello capofila è Montecalvo  da dove il sindaco Giancarlo Di Rubbo ha accolto con entusiasmo  la notizia del sì della Regione: “E’ una  nuova sfida che questa parte dell’irpinia non può perdere”.

    Ci spiega proprio lui cosa significa questo progetto:

    “La regione Campania ha decretato di assegnare agli otto comuni della Verde Irpinia ( Ariano, Casalbore,Greci, Montaguto, Montecalvo, Svignano, Villanova e Zungoli ) la somma di 290mila euro ciascuno per il recupero di alloggi acquisiti o da acquisire  al patrimoni comunale e da mettere  a disposizione dei cittadini provenienti dalle aree vesuviane a rischio vulcanico. Un risultato  che premia la caparbietà dei sindaci irpini e del comune capofila Montecalvo Irpino, che ha saputo mantenere vivo l’interesse per un progetto condiviso e apprezzato dagli organismi  regionali teso  ad offrire una alternativa abitativa alle popolazioni residenti alle falde del Vesuvio con alloggi confacenti, infrastrutture a misura d’uomo e servizi con l’intento di fronteggiare l’impoverimento abitativo di alcuni Comuni  irpini, creando anche nuove opportunità di sviluppo ( artigianale e commerciale). Al comune di Montecalvo la responsabilità di mettere in moto la macchina organizzativa utilizzando gli strumenti della moderna comunicazione e coordinando le iniziative. Prioritario impegno sarà il recupero  degli alloggi e la presentazione  ufficiale del progetto  nei comuni Vesuviani per far comprendere  i vantaggi e le offerte evidenziando la qualità della vita e la completezza dei servizi, presentando una realtà potenzialmente in  evoluzione dove poter vivere e produrre. Un sito internet collegherà costantemente i comuni Vesuviani e irpini e già si stà pensando a renderlo funzionale per la promozione dei prodotti per le offerte di lavoro e per le attività culturali”. [Nativo]
    [Credit│ottopagine.it]

    Redazione

  • Beni,  BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGISTICI,  Beni etno-antropologici

    PONTE APPIANO DETTO ANCHE “PONTE ROTTO”

    Alfonso Caccese

    [Ed. 00/00/0000] A dieci miglia romane da Benevento in direzione di Eclano, in località del Cubante nelle vicinanze dell’odierna Apice, secondo quando è segnato nella “ Tabula Peutingenaria”, la via Appia attraversava il Calore su un ponte monumentale, di cui oggi restano le insigni vestigia, per inoltrarsi nella valle dell’Ufita. Questo da testata a testata misurava circa 150 metri ed è a schiena d’asino, con sette piloni di cui tre in acqua e quattro sul terreno. Ogni arco misura 14 metri di luce e 5,5 metri di larghezza. La carreggiata è di circa 4 metri. La struttura del ponte è probabilmente di età Traianea.
    La Via Appia fu la prima strada consolare romana costruita in epoca repubblicana, possiede un fascino tutto particolare. Non a caso Papinio Stazio la definisce Regina viarum.
    La sua realizzazione, avvenuta in diverse fasi, consentì il collegamento fra Roma ed i più importanti centri del Samnium e dell’Apulia: Santa Maria Capua Vetere, Benevento, Eclano, Venosa, Taranto, Brindisi. Sulla Tabula è possibile seguire agevolmente il tracciato fino a Sublupatia (nei pressi di Castellana in Puglia).
    L’inizio della costruzione di questa strada risale a quando il console Appio Claudio Cieco, dopo la I Sannitica, ordinò, nel 312 a.C., che si costruisse una via tra Roma a Capua. Nel 268 Fabio Massimo il temporeggiatore occupò Taranto e quindi la via Appia Antica venne prolungata, prima fino a Venosa e poi Fino a Taranto e Brindisi.. Per secoli il ponte Appiano ha subito la furia distruttrice delle acque del fiume Calore che è stata naturalmente causa, non solo di parziali mutamenti del corso del fiume, ma anche di continui rifacimenti del ponte stesso in diverse epoche.
    Attorno ad uno dei piloni sporgeva, come si apprende da un sopralluogo pubblicato nel 1911 dal Dott. S. Aurigemma, un grosso lastrone di pietra viva collocato orizzontalmente, nella cui faccia superiore apparivano in bei caratteri epigrafici le ultime lettere di varie linee di una iscrizione latina.

    C- L- PRAEFECTO MER A RESCVSA-ET L.CORINTHVS MER ENE-MERITO L. FESTO-L.

    Il titolo, incompleto, è stato conservato per la sola metà destra e gli elementi che esso fornisce non sono tali da potersi pronunciare sul suo carattere e sulla sua destinazione. Si pensa che l’epigrafe provenga dal territorio Beneventano, dove l’esistenza dei mercuriali è accertata da varie iscrizioni (cfr.C.I.L.IX, 1707, 1710). Per la distruzione di Aeclanum, ordinata da Silla dopo la guerra sociale, le popolazioni locali dovettero subire gli espropri e il passaggio della terra ai “coloni”. Lenta fu la ripresa dopo la distruzione, ma nel primo secolo d.C. già si rifacevano case e strade. Quando passarono gruppi di Goti, gli eserciti bizantini di Belisario e di Narsete si rinnovarono le devastazioni e distruzioni. [Nativo]

  • Il nostro passato,  Storia

    I Giacobini Montecalvesi

    La Repubblica Napoletana del 1799

    Antonio Stiscia

    [Edito 00/10/2005] Francesco Scandone, nella sua monumentale opera “Cronache del Giacobinismo Irpino”, e in riferimento a Montecalvo, ascrive al 1791 la prima notizia ufficiale dell’esistenza del Giacobinismo a Montecalvo, tra i primissimi e rari esempi nel Regno ed a pochi mesi dalla Rivoluzione Francese del 1789:

    1791 – D. Gaetano Rendesi, D. Felice Caccese e Vincenzo Bocchicchio, costituiscono un Club Giacobino.

    A metà del ‘700, nel Reame di Napoli, influenzato dalla cultura inglese, sorretta e incrementata dal ministro Acton, arriva la Massoneria, un modo concreto e moderno di concepire la fede cristiana, fondata sulla fede vissuta nella fratellanza e nelle opere di carità. Divenne di moda farne parte, per quella ritualità e gerarchia quasi ecclesiale, che consentiva ai laici di perseguire gli ideali cristiani, scevri dal controllo della Chiesa Ufficiale e senza dover far voti di ubbidienza. (cfr. Congregazioni)

    L’adesione di numerosi nobili e ricchi borghesi (Principe Carafa, Il Marchese di Sangro ecc.) e di molti preti, spinse il Papa a scomunicare la “Setta”, avendo compreso il pericoloso attivismo di un movimento che poteva anziché sorreggere, porsi in concorrenza con gli organismi ufficiali della Chiesa di Roma.

    Tra i primi Sovrani ad assecondare l’anatema del Papa, fu il re di Napoli (Carlo di Borbone)che provvide a perseguitare e di poi a chiudere le Associazioni dei “Liberi Muratori”. La persecuzione, si sa, genera i martiri, e quello che doveva essere uno sfogo eccentrico ed anche ridicolo, di qualche nobile annoiato e di qualche borghese arricchito, si rivestì di connotati rivoluzionari.

    La Massoneria si trasformò (come sempre accade nel Meridione) in Accademia, in Società Patriottica, in Carboneria (“cambiar tutto per non cambiar niente” – cfr.Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa), e quel che doveva essere un club di snob napoletani, scimmiottanti la nobiltà inglese, assunse le caratteristiche di un Club di pericolosi attentatori all’ordine costituito.

  • Approfondimenti,  Cultura,  Cultura orale

    L’EROTISMO NELLA CULTURA ORALE DELL’IRPINIA

    Tre modi diversi, ma complementari, di ricercare e rielaborare questo aspetto particolare e non secondario dell’immaginario collettivo arcaico: Aniello Russo, Mario Aucelli e Angelo Siciliano
    A. Siciliano – Il Sabba

    [Ed. 08/05/2008] Il termine eros, introdotto nelle lingue moderne da Sigmund Freud, viene dalle parole greche éros ed érotos, che significano rispettivamente amore e istinto sessuale. Eros sta per amore sessuale, che ha indiscutibili riflessi psichici sulla vita delle persone. Sempre presso i greci, Eros era il dio della passione amorosa. Non noto all’epoca di Omero come divinità personificata, fu introdotto da Esiodo come una delle potenze primigenie del cosmo, emerso con Gea e Tartaro dal Caos, e onnipotente su uomini e dei. Eros, inteso come principio generatore, fu il frutto di elaborazioni da parte di filosofi e orfici, seguaci costoro dei riti misterici. Nella poesia classica Eros divenne il giovinetto nudo dalle ali d’oro armato di arco e frecce, compagno di Afrodite, dea dell’amore, e trafiggeva il cuore degli uomini con i suoi dardi infiammandoli di passione. Più tardi fu rappresentato come putto, angioletto nudo o Amorino, e lo si trova dipinto a Pompei, nella casa dei Vetti, e poi, col Cristianesimo, nelle chiese e successivamente nelle volte affrescate dei palazzi a partire dal Rinascimento.

  • Cronaca

    La frazione Cesine di Montecalvo adotta Rosina,l’asinello mascotte

    [Ed 14/04/2008] Si chiama Rosina ed ha circa tre anni ed è diventata la mascotte di un’intera contrada. Ormai  tra le Cesine ed il Frascino non si parla che di lei e tutti fanno a gara per dare un contributo alla sua adozione. I cittadini  le fanno visita e qualcuno porta anche qualche dono. Rosina è un asinella pezzata che il prossimo anno correrà il Palio delle Contrade di Montecalvo  e difenderà i colori della contrada Cesine. Le famiglie della zona si sono auto tassate di venti euro e l’hanno acquistata. Oggi Rosina è ospite nelle stalle di Nicola Serafino dove si prepara per la gara. Adesso si è alla ricerca di un fantino e si sta cercando una forma per finanziare i suoi alimenti. Potrebbe esserci un’ulteriore sottoscrizione nella contrada, ma sono già in molti quelli che stanno portando delle derrate alimentari per l’asinella. La zona infatti è a prevalenza agricola. Mancano diversi mesi al palio estivo ma già si lavora intensamente. Anche altre contrade di Montecalvo si stanno organizzando per adottare un asinello da far correre nel palio. L’idea è venuto al vulcanico assessore alle attività produttive ed alla promozione di Montecalvo:”L’asino è una figura che è sempre esistita nella tradizione del nostro comune – dice Nicola Serafino -ognuno di noi ricorda nella sua fanciullezza un asino. Allora ho pensato che sarebbe stato bello anche per creare unità tra gli abitanti della stessa zona adottarne uno.” Il palio è una manifestazione organizzata dalla Pro Loco Montecalvo che l’anno scorso è stata realizzata per la prima volta ma che ha riscosso un ottimo successo di pubblico. [Nativo]

    Redazione

  • Cronaca,  Spigolature

    Montecalvo, il parroco dice “no” alla benedizione dell’asina ed è polemica

    [Ed. 07/07/2008] Montecalvo Irpino AV – Quantomeno strano che un simpatico asino diventasse oggetto di polemica tra il parroco ed un’intera contrada.
    Il buon vecchio asinello, che trova spazio ed onore anche nelle più alte “cronache” cristiane, ultimamente attraversa tempi difficili.
    Fino a 50 anni fa era un ottimo e diffuso mezzo di trasporto, oggi con l’arrivo dei mezzi meccanici, rischia addirittura l’estinzione.
    Grazie al palio delle contrade, a Montecalvo, è scoppiata una sorta di gara di solidarietà: i diversi rioni del paese stanno adottando un asino da far correre.
    Asini che, una volta avviata la riproduzione, possono ritrovare una funzione nelle escursioni turistiche lungo i sentieri del Tratturo e ritornare ad essere coprotagonisti dell’economia locale.
    Come dire: il recupero di una tradizione rivista in chiave moderna.
    Ma sembra che non tutti siano d’accordo.
    Una contrada, precisamente quella delle Cesine, quando ha chiesto di far benedire l’animale, si è trovata di fronte al diniego assoluto del parroco che dell’episodio, addirittura ne ha fatto oggetto di predica durante la messa.
    Insomma niente benedizione per la povera Rosina, colpevole di essere un’asina e per giunta delle Cesine!.
    Sembra che il rappresentante della contrada, Nicola Serafino, abbia chiesto al parroco di poter benedire l’animale durante una festa organizzata nella contrada, utilizzando però la parola “battezzare” invece che “benedire”.
    A quel punto è scoppiato il finimondo. «Io ho solo chiesto di benedire un asino, non in chiesa ma nel giardino di casa mia – commenta Nicola Serafino, che specifica di parlare a nome di semplice cittadino e non di assessore al Comune – Chiedere la benedizione di un asino la trovo una cosa naturale, invece mi sono ritrovato ad essere oggetto di una predica in chiesa. Evidentemente, in questo mondo, dominato dal denaro, ho sbagliato a chiedere la benedizione per un povero ed umile animale.
    Sono sicuro che se si fosse trattato della benedizione ad una Ferrari, invece si sarebbero precipitati in molti».
    Non c’è che dire: tempi difficili per i poveri asinelli e pensare che hanno scaldato Gesù nella fredda notte della sua nascita. Intanto Rosina pensa al riscatto durante il palio, ma “Zì Nicola” del Piano non ha nessuna intenzione di mollare lo scettro conquistato l’anno scorso. [Nativo]

    Angelo Corvino